Quella Storia dell’uomo che la Musica ha espresso sempre (ieri come oggi)

Quella Storia dell’uomo che la Musica ha espresso sempre (ieri come oggi)

La musica è una delle arti più sviluppate e che affonda la sua nascita in un antico passato e passa per secoli di storia umana

Il problema della considerazione da attribuire alla musica nella storia dell’umanità e, più nello specifico, nella società in cui viviamo, rimane oggi una realtà tristemente nota soprattutto in Italia, perché irrisolta. Il paradosso che contraddistingue la dimensione artistica italiana persiste ancora: la mancanza di una cultura musicale soprattutto da parte delle istituzioni riduce lo stesso insegnamento della musica a essere una materia di “Serie B”, in quanto priva di un’identità autonoma.
Tuttavia ciò che colpisce maggiormente di una tanto radicata ostilità nei confronti di quest’arte e, ancor di più, della generale indifferenza riguardo il notevole significato che può assumere per le persone – quelle che la creano, la eseguono, o, più semplicemente, l’ascoltano – è la volontà di continuare a non giudicarla una parte integrante della storia dell’essere umano, quale essa, di fatto, è sempre stata. Così come la letteratura, la pittura e il teatro, la musica fu ideata dall’uomo per l’uomo: si dice che i nostri più antichi antenati abbiano imparato prima a cantare che a parlare, dal momento che sin dalle origini del mondo la narrazione delle attività quotidiane – il lavoro, i riti religiosi o quelli funebri, le feste etc. – è sempre stata accompagnata (e in alcune dimensioni rurali lo è tuttora), da una melodia e un ritmo specifici, aiutando l’essere umano nell’espressione del proprio “io” e dei valori interni alla comunità di appartenenza.
Quest’ultimo principio costituisce il ruolo centrale – nella sua continua condivisione da parte delle nazioni più disparate – assegnato alla musica durante i vari secoli: in qualità di arte pari a tutte le altre (non è mai scontato ribadirlo), avrebbe rappresentato e riflesso la società nella quale era stata concepita, attraverso l’unica grammatica universale che sia mai stata ideata dall’uomo.

Sopra: una scena musicale nell’antica Grecia.

A tal proposito, infatti, bisogna sottolineare che la musica è un grande strumento di comunicazione, efficace pur potendo prescindere dalla lingua: grazie ad essa è stato ed è ancora possibile entrare in contatto con delle dimensioni culturali lontanissime dalla nostra, stabilendo addirittura delle forme di dialogo o di scambio reciproco e favorendo spesso i processi di integrazione.
Da qui la rinnovata importanza dello studio musicale oggi: la capacità di riconoscere e descrivere un linguaggio completamente diverso da quelli delle altre arti, ma capace di caratterizzare ulteriormente l’identità della persone e della loro epoca di riferimento, dovrebbe costituire una necessità indiscutibile ovunque.
La musica della cultura occidentale – solo per fare degli esempi – ha contribuito a definire il ‘600 e il ‘700 come i secoli del Barocco e del Classicismo, fu la colonna sonora del Risorgimento italiano nell’‘800 (basti pensare alle opere di Verdi), e nel ‘900 ha espresso tutti i progressi dell’uomo durante i vari decenni, come dimostrato dalle diverse avanguardie e persino dalle ultime tendenze del panorama odierno.
A tal proposito, nell’epoca caotica e priva di punti di riferimento univoci in cui viviamo, è certo difficile poter parlare di un’ulteriore evoluzione del pensiero musicale, sia per quanto riguarda la dimensione classica che i generi pop, rock e rap (anzi, forse sarebbe più appropriato pronunciare il termine involuzione, specie se ci riferiamo agli idoli delle ultime generazioni).
Se però è vero che la musica, di qualsiasi tipo, è ancora universalmente riconosciuta come l’arte più efficace nell’espressione della emozioni umane, sorgono spontanee delle domande: qual è il senso, nella nostra attualità, del renderla ancora a livello colto tramite i linguaggi spesso freddi e artificiosi di quella elettronica o della contemporanea – saranno davvero le uniche strade percorribili in futuro? – e cosa voglia dire, soprattutto per i giovani, fare musica oggi, così da capire le esigenze che accompagnano la comunicazione musicale nei nostri tempi e, dunque, anche in quale direzione andranno le composizioni di domani.
Insomma, la musica ci rappresenta ancora? Se la risposta è di nuovo un sì, sarebbe importante attribuirle definitivamente un ruolo diverso, volto a sottolineare il suo essere una chiave di lettura essenziale dell’animo umano nella storia.

Tag: musica, storia dell’umanità, cultura musicale, società, identità, pensiero musicale, espressione musicale, evoluzione, arte musicale, emozioni umane.

Giulia Dettori Monna

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