Andy Warhol e la pop art in Italia: da Roma a Reggio Emilia

Andy Warhol e la pop art in Italia: da Roma a Reggio Emilia

Dalla grande mostra recentemente allestita al Vittoriano Roma a Reggio Emilia.Moda, cinema, musica e politica nei percorsi di un artista originale e un grande comunicatore

 

Belle opere già esposte dal 25 gennaio al 28 aprile nella Villa Reale di Monza sono ora visibili alla Banca Mediolanum, in Galleria Cavour al civico 3 di Reggio Emilia.  La mostra durerà fino a sabato 15 giugno. Sarà possibile effettuare delle visite gratuite su prenotazione telefonando al numero 0522 1711226.

Andrew Warhol nasce nel 1928 a Pittsburgh, in Pennsylvania, da genitori cecoslovacchi immigrati e sperimenta povertà e solitudine ma quando si costruisce il mito americano egli si trova al posto giusto al momento giusto. Sono gli anni Cinquanta e il consumismo inizia a imperare. Il benessere per tutti, la celebrità iconica e la riproducibilità degli oggetti approdano alla sfera del mondo dell’arte. Questi messaggi, che Andy coglie al volo, creano un sistema e sono diffusi e favoriti dal cinema e dalla televisione.  Il giovane diviene un disegnatore molto richiesto e ben pagato. Crea scenografie teatrali e illustra libri, si occupa di moda e di ciò che è “alla moda”: la musica, il cinema, la politica, l’industria e i suoi divi, ma anche di oggetti che divengono mitici e di quelli più modesti che rappresentano comunque immagini simbolo di un mondo basato sulla merce e il denaro.

Le immagini più famose della produzione di Warhol che sono diventate archetipo di un mondo culturale e di uno stile di vita ai limiti. Nel percorso, fatto di foto e litografie, compaiono figure storiche, come Mao, Lenin o la Monna Lisa di Leonardo, rivisitati e tratteggiati con lo stesso irriverente linguaggio grafico ricco di colori brillanti usato per le star system internazionali. Analogo stile quindi per attrici come Marilyn Monroe e Liz Taylor o per il mondo della musica, con intensi ritratti di Mick Jagger e Michael Jackson, ma anche per il barattolo della Campbell’s Soup, la Coca-Cola, la “Banana” dell’album The Velvet Underground.

Non mancano, nella mostra del Vittoriano, i riferimenti all’Italia con immagini multiple del Vesuvio e ritratti degli stilisti più famosi come Armani, Versace e Valentino. Indimenticabili anche i suoi “flowers”, fiori semplici e iconici come le stampe di abiti femminili d’epoca.

La Andy Warhol Enterprises, viene fondata dall’artista nel 1957. Un’azienda che ha piena coscienza dei suoi scopi, cioè la geniale commercializzazione di opere che erano già basate sulla ripetizione delle immagini. Dopo pochi anni, già nei primi anni Sessanta, è lui stesso un simbolo dei suoi tempi e si autorappresenta.

Le esposizioni dedicate all’artista che colgono il personaggio a tuttotondo. Warhol, prima di essere un’icona della pop art, era comunque un ottimo artista e cromatista e la mostra, con le sue scansioni colorate giustapposte alle foto, lo testimonia. Le opere esposte ripercorrono i suoi temi preferiti. Matteo Bellenghi, curatore della mostra del Vittoriano di Roma, sottolinea la modernità dell’artista e ipotizza che, se oggi Andy fosse vivo, avrebbe sicuramente usato uno smartphone per raccontare l’attualità del nostro mondo.

Alessandra Cesselon

 

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