Caso Gedi: l’inchiesta si estende anche a ex dipendenti in pensione e alla Rcs MediaGroup di Urbano Cairo. La Procura pronta per altri sequestri

Dopo il sequestro di 38 mln di euro a carico del gruppo Gedi per l’inchiesta su presunte truffe ai danni dell’INPS, la Procura di Roma sarebbe “Pronta a prelevare all’incirca la stessa somma anche agli ex dipendenti che sarebbero, secondo gli inquirenti, andati in pensione senza averne diritto”. Nel frattempo le indagini coinvolgono anche l’Rcs MediaGroup di Urbano Cairo.

Secondo l’accusa iniziale, l’impresa editoriale Gedi (che tra l’altro possiede i quotidiani Il secolo XIX, La Stampa, La Repubblica, il settimanale L’Espresso e altri) tra il 2011 e il 2015 attraverso un meccanismo di trasferimenti, talvolta fittizi, e di demansionamenti avrebbe effettuato manovre economiche sui contributi da versare per i propri manager e sugli stipendi in generale, realizzando così un indebito profitto di circa 38 milioni di euro, sequestrati in questi giorni. Tali agevolazioni, che si basavano su un pensionamento anticipato anche a 53 anni, sarebbero state ottenute per manager, dirigenti e dipendenti che non ne avevano diritto per legge.

Ma ora sembra che questa storia di Gedi, che qualche anno fa è stata acquisita dal gruppo Agnelli-Elkann che lo ha poi tolto dalle quotazioni in borsa e ora ne controlla il 100%, non sia un caso isolato. Le indagini della Procura di Milano si sono estese al gruppo Rcs, al 59% di proprietà della Cairo Communication. Al momento in cui scriviamo il fascicolo è secretato, e non sappiamo se ci sono indagati e, in tal caso, quali siano.

Le verifiche, affidate alla Guardia di Finanza, riguardano soprattutto gli stati di crisi ottenuti tra il 2014 e il 2020 e i sindacalisti che le hanno permesse). In particolare, anche a causa della pandemia, Il corriere della Sera e La gazzetta dello sport nel 2020 hanno ottenuto rispettivamente 38 e 15 pensionamenti anticipati, sui quali non si sa ancora se ci siano indagini. In particolare nel fascicolo, partito da un’informativa dell’ispettorato del lavoro basata su segnalazioni anonime e su anomalie delle procedure, gli inquirenti credono che tali pensionamenti anticipati siano stati ottenuti con le stesse procedure fittizie attuate per i giornali del gruppo Gedi di cui parlavamo prima: demansionamenti e trasferimenti. C’è anche, in verità, una parte di inchieste sulle quali ormai dovrebbe essere scaduta la prescrizione, ma su quelle più recenti c’è ancora un margine di azione. Tra l’altro tra il 2011 e il 2015 sia la Gedi (allora conosciuta come Gruppo editoriale Espresso) che la Manzoni Spa hanno ottenuto per decreto ministeriale 69 prepensionamenti di giornalisti e 187 di poligrafici, oltre a 554 contratti di solidarietà per lavoratori in generale.

La guardia di Finanza sta anche effettuando conteggi per verificare gli importi indebitamente concessi dall’INPS dal 2012, quando il gruppo Gedi era ancora in mano a Carlo de Benedetti, oggi editore del giornale Domani (estraneo a questa vicenda). Parliamo di pensioni che ammonterebbero a circa 7mila euro al mese e 70 ex dipendenti iscritti al registro degli indagati. Persone che saranno ascoltate dagli inquirenti nei prossimi giorni e, nel caso non siano in grado di restituire le somme giudicate indebitamente ottenute, verranno coinvolti manager e sindacalisti che ne hanno permesso l’ottenimento e che saranno obbligati in solido nei confronti dello Stato. In tal caso andrebbe anche chiarita la posizione dei dirigenti INPS che hanno avallato tali procedure.

 

L’autore ringrazia il Fatto Quotidiano e il collega Vincenzo Bisbiglia

 

 

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