Cina: il governo cinese chiude l’Apple Daily, l’ultimo giornale pro-democrazia. Milioni di lettori in coda per l’ultimo numero

Dopo numerosi arresti, iniziati già ad agosto dello scorso anno, il governo della Repubblica popolare cinese ha fatto chiudere l’Apple Daily, l’unico giornale ancora libero del paese, ne ha arrestato i vertici e vari redattori e ha congelato tutti i finanziamenti. Oggi è andato in stampa l’ultimo numero, subito esaurito da milioni di lettori che si erano messi in coda. Secondo il Partito comunista che governa il paese, la redazione è accusata di danneggiare l’unità nazionale e di collusione con i paesi stranieri.

L’Apple Daily in un’edicola di Hong Kong, fonte: Reuters

La rivista cinese, celebre per i suoi editoriali a favore della democrazia, per le sue critiche alle restrizioni imposte dal Regime comunista e per le inchieste nei confronti dei politici, venne fondato 26 anni fa da Jimmy Lai, uno dei più noti attivisti a favore della democrazia.

Il 71enne Lai emigrò dalla Cina a Hong Kong all’età di 12 anni, dove trovò lavoro in una fabbrica di abbigliamento, diventandone direttore dopo un’ottima carriera. Di carattere democratico e a favore della libertà, lasciò infine quel ruolo e con il denaro della buonuscita fondò la Next Digital, espandendola poi in molti altri paesi nel mondo. Diventato una spina nel fianco del Regime comunista con le sue continue critiche al governo, Lai partecipò tra l’altro alle famose proteste di piazza Tienanmen, fondando in seguito alcune riviste che si ispiravano, come stile e valori democratici, a quelle americane e britanniche. L’Apple Daily, da lui fondata nel 1995, arrivò a vendere centinaia di migliaia di copie, rendendola una delle voci democratiche più seguite dal popolo cinese e la più temuta dal Governo.

I guai iniziarono a metà agosto del 2019, nel corso di una manifestazione a Hong Kong contro una proposta di legge che imponeva l’estradizione nella Cina continentale per i residenti di Hong Kong. La legge venne poi ritirata, ma le proteste continuarono, trasformate in insofferenza nei confronti del regime comunista. All’epoca vi furono vari arresti, tra cui gli ex deputati Martin Lee e Margaret Ng e, appunto, Jimmy Lai.

Jimmy Lai, fonte: AFP

Il 30 giugno del 2020, l’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino approvò la cosiddetta Legge sulla sicurezza nazionale, che entrò in funzione già il giorno successivo. Lo scopo principale, in teoria, era quello di prevenire il terrorismo, proibire movimenti sovversivi e interferenze straniere, rendendoli reati passibili di ergastolo, ma in verità si rivelò da subito uno strumento nelle mani del Partito comunista. Inoltre, venne istituita una Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, incaricata di impiegare a Hong Kong delle Forze dell’ordine che rispondevano direttamente al governo centrale di Pechino.

A dicembre dello stesso anno Lai venne poi accusato, tra l’altro, di aver subaffittato indebitamente delle stanze della redazione a una società esterna, la Dico, tra il 2016 e il 2020.
Lo scorso 11 marzo, il Partito comunista ha poi rafforzato il suo potere, modificando anche il sistema elettorale di Hong Kong, in modo da garantire che siano i patrioti (ovvero: le menti allineate con il regime) a governare di fatto l’isola.

Ma i guai più grossi, per l’Apple Daily, arrivano circa una settimana fa, quando con un blitz la polizia cinese, si parla di almeno 200 agenti, irrompe nella redazione del giornale e arresta cinque dirigenti, tra cui il direttore Ryan Law. Sequestra anche tutte le attrezzature, al punto che i giornalisti scampati all’arresto sono costretti ad informarne i lettori utilizzando una diretta da telefono cellulare.

Ryan Law

L’accusa si basa sul sospetto che la rivista abbia infranto la legge sulla sicurezza nazionale, di cui parlavamo poco sopra, al punto che in una successiva conferenza stampa la polizia dichiara che i giornalisti, in collusione con potenze straniere, hanno realizzato e pubblicato una trentina di articoli in cui inviterebbero i paesi esteri a imporre sanzioni contro la Cina.

Nel giro di pochi giorni la redazione si riduce ad almeno la metà, e vengono congelati più di due milioni di dollari di finanziamenti alle tre società collegate alla rivista: Apple Daily Limited, Apple Daily Printing Limited e Ad internet Limited, lasciando tra l’altro 1300 giornalisti e dipendenti senza stipendio. Ieri, nonostante l’Apple Daily abbia chiesto lo scongelamento di almeno una parte dei fondi, la rivista ha chiuso poche ore dopo che il consiglio di amministrazione aveva dichiarato che “Tenendo conto della sicurezza del personale, la direzione ha deciso di cessare le attività immediatamente dopo la mezzanotte”.

Oggi è uscito quindi l’ultimo numero dell’Apple Daily, acquistato nel giro di poche ore da milioni di lettori che si erano messi in fila già dall’alba. Molte altre copie sono state distribuite gratuitamente dai redattori della rivista ai cittadini scesi in strada a manifestare la loro solidarietà.

L’episodio della chiusura della rivista si inserisce in un panorama politico ed economico più vasto. Fino a pochi anni fa Hong Kong era un collegamento importante, una sorta di ponte, tra l’economia cinese e quella occidentale. Da lì passavano merci, contratti, affari e denaro. Ma negli ultimi anni il veloce e forte sviluppo della Cina ha di fatto diminuito l’importanza economica dell’isola, convincendo così il Segretario generale (equivalente del Presidente) Xi Jinping a trasformarla in una zona da sfruttare per le tensioni diplomatiche ed economiche con l’occidente in generale e gli USA in particolare.

Xi Jinping

Un paese, gli USA, con il quale i rapporti con Pechino sono peggiorati dopo le critiche per la gestione dell’epidemia di Covid, il caso Huawei, che l’amministrazione Trump considerava “Un braccio armato della sorveglianza del Partito comunista cinese” e le polemiche nate intorno a TikTok, popolare social network che Trump voleva vietare negli Stati Uniti, a meno che non fosse stato ceduto a una società americana.

Tornando alla chiusura dell’Apple Daily, ci sono state anche varie affermazioni di solidarietà, a partire dall’attuale presidente USA, Joe Biden: “È un giorno triste per la libertà dei media a Hong Kong e nel mondo. L’intensificarsi della repressione da parte di Pechino ha raggiunto un livello tale che l’Apple Daily, un indispensabile bastione del giornalismo indipendente a Hong Kong, ha ora cessato le pubblicazioni”, fino a Barbara Trionfi, direttore esecutivo dell’Istituto internazionale della stampa, che ha dichiarato “La legge sulla sicurezza nazionale cinese si è rivelata esattamente quello che i suoi detrattori pensavano: uno strumento pronto all’uso per sopprimere la stampa libera. La comunità internazionale non deve rimanere in silenzio mentre le libertà di Hong Kong vengono smantellate pezzo dopo pezzo”.

Categorie
TAGS
Condividi

Commenti

WordPress (0)