Coppia uccisa a Lecce: ergastolo per Antonio De Marco

Coppia uccisa a Lecce: ergastolo per Antonio De Marco

Al termine di due ore e mezza di Camera di consiglio la sentenza di primo grado dei giudici della corte d’assise di Lecce. La confessione del colpevole “Li ho ammazzati perché erano troppo felici”.
Dopo quasi un anno e mezzo di processi è stata pronunciata la sentenza finale di ergastolo nei confronti di Antonio De Marco, il 23enne reo confesso per l’omicidio di due anni fa di Eleonora Manta e del fidanzato Daniele De Santis. Rigettata l’attenuante dell’infermità mentale e confermata l’aggravante di premeditazione e crudeltà.
L’omicidio risale al 21 settembre del 2020. L’intenzione era di uccidere il solo De Santis, ma Eleonora Manta cercò di reagire e rimase uccisa anche lei. L’assenza di segni di effrazione sulla porta di casa suggerì subito agli investigatori che l’assassino fosse in possesso delle chiavi. Infatti De Marco, avendo convissuto per un breve periodo con De Santis, disponeva di una copia abusiva delle chiavi.
Venne arrestato meno di una settimana dopo l’omicidio, confessando subito di esserne lui l’autore. Decisive per le indagini di rintracciamento furono alcune foto su Facebook (poi rimosse) dove De Santis era ritratto insieme a un uomo, De Marco appunto, molto simile all’individuo ripreso da alcune telecamere di sicurezza nei pressi del luogo del delitto.
A convincere ancora di più gli investigatori fu poi il ritrovamento, sul computer di De Marco, di un file denominato “Vendetta”, dove tra l’altro l’assassino teneva un diario con stralci come “Mercoledì ho avuto una crisi mentre stringevo un cuscino. Ho pensato che, a differenza mia, gli altri abbracciano delle vere ragazze e così sono scoppiato a piangere. Ho comprato qualche attrezzo…voglio uccidere qualcuno, voglio farlo a pezzi. Ho accettato la stanza, nella stessa casa di F., e ho già le chiavi e da qui, quando andrò via, potrò uccidere Daniele…mi piacerebbe una donna per prima, ma penso che così sarà una buona base di partenza”.
Nonostante le iniziali richieste della pubblica accusa, al condannato non è stato disposto l’isolamento diurno per un anno. “Una cosa marginale”, ha commentato Mario Fazzini, legale di una delle vittime.
Gli avvocati Giovanni Bellisario e Andrea Starace, legali di De Marco, avevano più volte provato a chiedere una perizia psichiatrica, sperando in una non imputabilità “Perché affetto (De Marco, ndr) da disturbi dello spettro autistico e psicotico, che hanno inciso sulla sua volontà di intendere e di volere quando ha compiuto l’omicidio”.
A contrastare definitivamente questa richiesta è stata la perizia dello psichiatra Andrea Balbi e del criminologo/neurologo Massimo Marra, che hanno escluso i problemi psicologici del condannato, pur riconoscendogli un disturbo narcisistico.
Per i magistrati, De Marco era quindi perfettamente in grado di intendere e di volere: “È vero, si sentiva in credito col mondo per non essere felice e quindi avrebbe ucciso chiunque. Ma se l’intento criminoso all’inizio era vago, poi viene circoscritto, perché il 7 agosto lo stesso De Marco scrive di voler eliminare Daniele. Per lui covava odio, gli stava antipatico perché era felice e tale felicità ha scatenato il furore narcisistico. Non c’è stato pentimento, alcuna pietas per le vittime”.

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