Corte costituzionale: Giuliano Amato eletto Presidente con voto unanime

Il nome di Giuliano Amato, come già accaduto in passato, era tra i papabili per l’elezione del Presidente della Repubblica, ruolo poi andato a un Mattarella-bis. Ma nel frattempo è stato eletto Presidente della Corte costituzionale all’unanimità.

Dato all’inizio tra i 12 favoriti per la l’elezione al Quirinale (il 4to giorno prese solo 4 voti) Giuliano Amato, politico, giurista e accademico, è stato eletto poi con voto unanime Presidente della Corte costituzionale.

L’elezione è stata formalizzata in seguito al giuramento da giudice di Filippo Patroni Griffi, eletto dalla Consulta dai magistrati del Consiglio di Stato.
Il presidente della Consulta, come primo atto, ha poi eletto i vicepresidenti: il giudice Nicolò Zanon e le giudici Daria De Pretis e Silvana Sciarra.
83 anni, torinese, più volte Ministro, professore emerito di diritto pubblico comparato, due mandati da Presidente del Consiglio negli anni 1992-1993 e nel 2000-2001, poi nominato giudice della Corte costituzionale da Napolitano nel dicembre 2013, vicepresidente della Corte da settembre 2020 sotto le presidenze di Mario Rosario Morelli e Giancarlo Coraggio, Amato rimarrà ora in carica per 8 mesi, prima che scadano i nove anni del suo mandato da giudice.

Ha redatto 171 decisioni dal suo ingresso nella Corte, oltre a numerosi articoli su libertà individuali, integrazione europea, antitrust e su altri temi politici.

Subito dopo la sua elezione ha concesso una lunga conferenza stampa di circa un’ora e mezza, durante la quale si è espresso su molti temi.
Sull’elezione diretta del Capo dello Stato: “Io come minimo penserei al modello francese. Il Parlamento funziona attraverso i gruppi, e ciascun gruppo dovrebbe decidere, ma prevale l’opinione personale. E potremmo trovarci di fronte alla conferma del capo dello Stato per scelta individuale. (L’elezione, ndr) Non può essere vista come qualcosa che da sola si innesta in un sistema lasciandolo così com’è. I sistemi costituzionali sono come orologi. Le rotelle sono tutte collegate e l’orologio funziona se gli ingranaggi si incastrano. L’elezione diretta del Capo dello Stato presenta benefici perché avviene in un giorno. Ma non puoi trasferirla così com’è in un sistema. Se si decide di farlo, allora bisogna cambiare orologio per evitare pasticci. Quello americano è poco adatto al nostro polso“.

Sul sovraffollamento delle prigioni: “In passato dicemmo che bisognava provvedere al sovraffollamento perché la situazione non sarebbe stata ulteriormente tollerabile. Se ci fosse riproposta una questione su questo tema ci troveremmo di fronte alla responsabilità di affrontarla“.

Sulla parità dei sessi: “Continuiamo a non essere pari, c’è un grande lavoro da fare, continuiamo a vedere la donna dalla cintola in giù. Noi maschi abbiamo di che vergognarci. Non chiediamo al Parlamento di risolvere qualcosa che è dentro di noi” tema che Amato affronta poi più in dettaglio, parlando dell’educazione dei più giovani “Ci ho lavorato con ricerche fatte nelle scuole. Ed è emerso che i ragazzini sono privi di una identità a cui ancorarsi. E quindi cercano l’affermazione di sé attraverso l’impossessamento di ciò che si ha davanti. Il problema alle spalle è la famiglia che non parla, che non sa cosa dire, che non percepisce quale sia il problema. C’è una comunità intorno che non funziona. Ed è un problema che riguarda tutti, non solo le istituzioni“.

 

 

 

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