Donne, oggi la Giornata per dire basta alla violenza

Donne, oggi la Giornata per dire basta alla violenza

Dall'inizio del 2019 si registrano 88 vittime al giorno. Sergio Mattarella invita le istituzioni a fare di più: "Rimane una emergenza pubblica". e la ministra Bonetti lancia il microcredito per le vittime

Come ogni anno oggi è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza importante per puntare i riflettori su un fenomeno sempre più allarmante e preoccupante. L’ultimo report diffuso dalla Polizia di Stato Questo non è amore, con i dati aggiornati al 2019, parla di 88 vittime ogni giornouna donna ogni 15 minuti. Numeri che aumentano se si considerano gli innumerevoli casi di stalking e maltrattamenti.

La maggior parte delle violenze avviene all’interno delle mura domestiche, un luogo che dovrebbe darci protezione e che invece diventa sempre più frequentemente uno scenario di sangue. L’autore della carneficina è spesso colui che dovrebbe amarci e proteggerci: nel 63% dei casi sono infatti proprio i partner e gli ex partner a commettere gli atti più gravi.

Le parole di Sergio Mattarella

Oggi, per dire ancora una volta basta alla violenza sulle donne, decine di iniziative sono state organizzate in tutta Italia. E mentre il Parlamento celebra questa importante ricorrenza con una panchina rossa, allestita nel cortile di Montecitorio, e la facciata del palazzo illuminata di arancione, Sergio Mattarella sottolinea come non bisogna mai abbassare la guardia di fronte ad un fenomeno che rimane una emergenza pubblica.”Molto è stato fatto in questi anni – ha sottolineato il Capo dello Stato – ma la violenza sulle donne non smette di essere una emergenza pubblica e per questo la coscienza della gravità del fenomeno deve continuare a crescere. Le donne non cessano di essere oggetto di molestie, vittime di tragedie palesi e di soprusi taciuti perché consumati spesso all’interno delle famiglie o perpetrati da persone conosciute. Sminuire il valore di una donna e non riconoscerne i meriti nella vita pubblica e privata, attraverso linguaggi non appropriati e atti di deliberata discriminazione, rappresentano fattori in grado di alimentare un clima di violenza. Ciò significa che molto resta ancora da fare. Ogni donna deve sentire le istituzioni vicine. Tutti noi dobbiamo continuare ad adoperarci nella prevenzione del fenomeno, nel concreto sostegno delle vittime e dei loro figli, nella applicazione rigorosa degli strumenti esistenti, nel reperimento delle risorse necessarie e nell’elaborazione di ciò che serve per intercettare e contrastare i segnali del maltrattamento delle donne“.

Le iniziative

Quest’anno la mobilitazione ha come fil rouge quello della violenza economica, una tra le forme più subdole di aggressione e di ricatto. In un Paese dove una donna su due non lavora, dove alla nascita del primo figlio il 30% delle madri abbandona o viene costretta ad abbandonare la sua occupazione, il ricatto economico di mariti e partner è diventato un’emergenza sociale ed è spesso alla radice della violenza fisica. Per questo la ministra della Famiglia Paola Bonetti ha annunciato lo stanziamento di un milione di euro da erogare attraverso il microcredito alle donne che cercano di ricostruirsi una vita quando escono dai centri antiviolenza, quando fuggono da partner pericolosi e vogliono liberarsi dal laccio oppressivo della sudditanza economica e psicofisica.

Perché il 25 novembre

La scelta di questa data non è affatto casuale. Il 25 novembre 1960 morivano in modo brutale le sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana. Quel giorno si recarono a far visita ai loro mariti in carcere quando furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare che le portarono in un luogo nascosto. Qui furono torturate, stuprate, massacrate a colpi di bastone e strangolate a bordo della loro auto. Il loro brutale omicidio è rimasto nel cuore della gente. Le tre donne sono considerate ancora oggi delle rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos. L’unica sopravvissuta fu la quarta delle sorelle Mirabal, Belgica Adele, che dedicò la sua vita a onorare il ricordo della loro morte, pubblicando anche un libro di memorie dal titolo Vivas in su jardin.

 

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