Elezioni regionali: spunti e riflessioni per il centrodestra

Elezioni regionali: spunti e riflessioni per il centrodestra

In Emilia-Romagna Lucia Borgonzoni non ha perso perchè Salvini ha fatto la citofonata al tunisino, ma per debolezza sul territorio e presenza quasi "militare" della Sinistra nella regione

Se dovessimo dare un giudizio disincantato sulla partita che si è disputata Domenica scorsa, senz’altro diremmo con schiettezza che si è risolto con un 1-1 fra Sinistra e Centrodestra. Con differenze qualitative e quantitative, ovverosia la vittoria della Sinistra in Emilia-Romagna ha senza dubbio un peso differente rispetto a quella de Centrodestra in Calabria. Sfatiamo da subito un falso mito o erronea convenzione che dir si voglia, quella che la “famosa” citofonata di Matteo Salvini al presunto pusher a Bologna, abbia sancito la sconfitta elettorale di Lucia Borgonzoni, la candidata del centrodestra, uscita sconfitta dal confronto con il governatore uscente e riconfermato, Stefano Bonaccini. La Borgonzoni non ha perso per questo, e diamole stima e rispetto per quello che ha fatto con passione e caparbietà, ma è evidente che sul piano del territorio e della forza elettorale era debole e quindi perdente rispetto al suo avversario.

La sconfitta di Domenica è da imputare a una serie di fattori che in un contesto quale l’Emilia-Romagna è stato determinante per la vittoria di Bonaccini e del PD. Non c’entra il pesce che sia sardina o orata, anche se un aiuto l’hanno portato alla Sinistra, il fattore che ha determinato la vittoria del PD nella regione, è la sua presenza capillare e quasi “militare” nel territorio e nel tessuto sociale dell’Emilia, da sempre e questo giova ricordarlo, a guida prima PCI e ora Pd.

Dal canto suo la Borgonzoni, il cui unico sponsor e mentore è stato Matteo Salvini, non aveva in partenza dalla sua i poteri “forti” che contano in Emilia-Romagna, dalle COOP “rosse” alle imprese locali, all’associazionismo di sinistra e per finire alla pubblica amministrazione che com’è ben noto in questa regione è  in netta prevalenza di sinistra. Senz’altro un ragionamento più scaltro e astuto da parte di Matteo Salvini, nella scelta del candidato più appropriato poteva cambiare il risultato, ma considerando che l’obiettivo del centrodestra debba essere il ritorno alla guida del paese, e non dimentichiamoci che in quasi tutte le regioni in cui regnava il PD, la Lega e gli alleati FDI e FI hanno vinto alla grande.

Brava Iole Santelli in Calabria, che con un distacco di grande portata ha annullato Filippo Callipo, conosciuto più per le scatole del tonno che per la sua presenza nel partito. Adesso la Lega e i suoi alleati hanno davanti a sé un’altra tornata di elezioni in primavera, in Puglia, Toscana e Marche, e qui si può giocare una grande partita, stavolta però con le persone giuste e con un vero gioco di squadra, che può ridare a questa importanti regioni d’Italia la vittoria a Salvini e soci. Forza e coraggio, lo sfratto alla sinistra non è poi così lontano, Conte e Di Maio sono già in allerta e le valigie prima o poi dovranno farle davvero. I giochi sono finiti e il popolo vuole cambiare senza indugi. L’Italia ha bisogni di altri attori e di una musica diversa, non “Bella Ciao” ma una canzone e un inno di salvezza e rinascita nazionale che non deve e non può più essere rinviata

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