I Pentastellati ai ferri corti. Fine di un’era fatta di illusioni e mancate promesse

I Pentastellati ai ferri corti. Fine di un’era fatta di illusioni e mancate promesse

In casa CinqueStelle ormai l’aria che tira è quella della resa dei conti. Sono ormai mesi che la luna di miele fra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio è arrivata al capolinea. La scissione è inevitabile e la riunione notturna del consiglio nazionale del movimento ne è la conferma, ma i segnali della fine di questo finto partito nato dall’idea del defunto GianRoberto Casaleggio, e portato alla ribalta mediatica dal comico genovese Beppe Grillo, erano già ben evidenti da tempo con il crollo verticale che il movimento on line ha avuto passando dal 34% del 2018 al 15% attuale ha inferto il colpo finale. Assistiamo ad un balletto di quarta serie e ad un rimpallo di colpe fra l’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte e l’attuale ministro degli esteri Luigi Di Maio, dopo la fuga dal partito di molti esponenti pentastellati. Ora al netto della contesa da telenovela sudamericana fra i due contendenti, l’aspetto più desolante è inerente al totale fallimento di un movimento che si era presentato come il nuovo e baluardo contro la casta e i poteri forti, divenendo esso stesso movimento di potere e di spartizione delle poltrone. Poi appare evidente che un partito fatto da tanti dilettanti allo sbaraglio in cerca di fortuna e di sistemazione, che ha costruito il suo consenso popolare in particolare al Sud intorno al sussidio di cittadinanza, ma a ragion veduta sarebbe meglio dire di nullafacenza, è un movimento destinato a fallire se non ha in sè una base e una visione dello Stato chiara e lungimirante. Ora siamo all’atto finale, ma questo gli elettori che nel 2013 hanno in massa votato i grillini dovranno pagarlo e assumersi le proprie colpe per aver mandato al governo gente che in altri paesi più seri di quello italiano avrebbero fatto gli operatori ecologici, con il rispetto per quest’ultimi. In attesa della prossima puntata arrivederci e buona visione

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