Il Vaticano dalla parte di Krajewski ma il cardinale ha oltrepassato la legge

Il Vaticano dalla parte di Krajewski ma il cardinale ha oltrepassato la legge

Il Papa sembra approvare il modus operandi dell'elemosiniere ed è deciso a promuoverlo a capo del nuovo dicastero per la Carità ma il suo resto un gesto sbagliato ed illegale

Il Vaticano fa scudo al cardinale Konrad Krajewski, l’elemosiniere del Papa che si è calato nel pozzetto dell’ex sede dell’Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme, nel quartiere Esquilino a Roma, per riallacciare i collegamenti elettrici staccati alle 450 persone che abusivamente occupano lo stabile dal 2013, dopo i 300 mila euro di bollette mai pagate. Ufficialmente papa Francesco non ha commentato il gesto ribelle del suo porporato ma da molti il suo tweet è stato letto come un sostegno al suo fidato cardinale: “Dio si propone, non si impone; illumina, ma non abbaglia”. Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin ha posto l’accento sulla “positività” e la “buona intenzione” dell’azione. “Personalmente credo che lo sforzo debba essere quello di capire il senso di questo gesto, ovvero attirare l’attenzione di tutti su un problema reale, che coinvolge persone, bambini e anziani e cercare di risolverlo insieme”, ha detto all’Università Cattolica di Milano, quando gli è stato chiesto un commento sulla vicenda. Spudoratamente dalla parte di Don Corrado, come lo chiamano tutti, si sono schierati i frati di Assisi. “Se è illegale quello che ha fatto Krajewski – ha spiegato padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi – compiendo un gesto di umanità dettato dal cuore e da quanto dice il Vangelo, allora arrestateci tutti”.

Anche se il Vaticano gli copre le spalle, Krajewski rischia di finire indagato per furto di energia elettrica. L’elemosiniere del Papa ha infatti commesso un reato quando ha rotto i sigilli che impedivano l’erogazione di elettricità agli appartamenti occupati abusivamente ed ha anche rischiato in prima persona di restare fulminato vicino ai cavi.

Forse però questo è il male minore. Che il cardinale fosse mosso dalla carità cristiana è fuor di dubbio. Con grande dedizione e zelo si prende cura da anni dei poveri della città: si occupa di senzatetto, di persone indigenti, di quegli “scarti” di cui tutti si riempiono la bocca, ma di cui nessuno si preoccupa veramente. Non a caso il pontefice sta pensando di promuoverlo a capo del dicastero per la Carità. “È stato un gesto disperato”, ha detto il cardinale ai media ed ha anche promesso di mettere lui i soldi per le prossime bollette. Ma il problema rimane. Chi paga ora i 300 mila euro di arretrati? Come sottolinea giustamente Salvini le leggi vanno rispettate. E’ chiaro che, rompendo i sigilli e facendo di testa sua, don Corrado si è comportato da “sovversivo”, superando un confine che non poteva né doveva oltrepassare. Così, anziché aiutare a risolvere la situazione, l’ha aggravata. Da un parte infatti la società elettrica Acea ha annunciato di essere pronta a inoltrare un esposto per allaccio abusivo alla rete, dall’altro tanti altri abusivi, a cui è stata tagliata la luce per morosità, sperano di riavere l’allaccio all’energia elettrica. Se proprio avesse voluto soccorrere gli occupanti dello stabile in via Santa Croce in Gerusalemme Krajewski, da uomo di Chiesa e servitore di Dio, avrebbe potuto agire in altro modo seguendo la legalità, senza mettere su un vero e proprio caso. Si sarebbe per esempio potuto offrire di saldare il conto personalmente oppure avrebbe potuto cercare di mettere a disposizione degli abusivi i vari immobili di cui il Vaticano dispone.

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