La musica al tempo del coronavirus: il drammatico bilancio dei musicisti dimenticati dallo Stato

Sotto: una delle iniziative al riguardo.

Dall’inizio del lockdown causato dalla pandemia di Coronavirus, la situazione già estremamente precaria di tanti musicisti professionisti – soprattutto gli aggiunti nelle orchestra sinfoniche e da camera, così come coloro che avevano delle tournée di concerti in Italia o all’estero – si è trasformata in un autentico incubo.
Non solo questi artisti hanno subito la drammatica interruzione (a data da destinarsi per altro) di un’attività che non è solo un semplice lavoro quanto la ragione stessa della loro esistenza, ma hanno dovuto anche assistere all’abbandono di uno Stato per cui, fra tutti i lavoratori dello spettacolo, quella del musicista è forse ritenuta la figura meno rilevante per la nostra società.
Eppure, almeno durante il primo mese di pandemia sembrava che la pratica musicale fosse un’esigenza comune a numerosi italiani: quanti di loro si sono presentati sui propri balconi suonando praticamente di tutto, dagli stornelli romani all’Inno d’Italia? Tuttavia non è bastato a sensibilizzare l’attuale governo nei confronti dei  musicisti (quelli veri) coinvolti nei vari ambiti dell’intrattenimento nazionale, dai teatri alle sale da concerto.
Così coloro che hanno la fortuna di suonare nelle poche orchestre stabili italiane – come l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – sono stati messi in cassa integrazione e hanno mantenuto il contatto con il pubblico attraverso interviste in musica e soprattutto con la prassi (ormai diventata quasi una moda) dei “concerti in streaming”, repliche delle performance già realizzate dal vivo trasmesse sul sito dell’Accademia di venerdì sera.
Il resto dei musicisti invece, per altro la maggioranza, in quanto libero professionista si è dovuto arrangiare con il Decreto Cura Italia, trasmesso dalla Circolare INPS n. 49 del 30 marzo.

 

Le insufficienti misure governative

A coloro che sono iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello Spettacolo, con reddito non superiore a 50 mila euro e contributi giornalieri che siano almeno 30 per il 2019, è stata quindi riconosciuta un’indennità una tantum di 600 euro.
La suddetta cifra è stata riproposta attualmente dal Decreto Rilancio da 55 miliardi, proponendo altri 600 euro da estendere per i mesi di aprile e maggio (com’è ovvio per i lavoratori dello spettacolo che non li avevano ancora ricevuti).
Fermo restando che una cifra del genere è oltre modo ridicola per mantenere praticamente a oltranza chi vive di questo lavoro senza neanche sapere quando poterlo riprendere (e inoltre “come”!) lo scandalo del silenzio delle istituzioni sulla musica e i concerti è stato oggetto di interesse anche da parte di molti addetti al settore, a cominciare dal Maestro Antonio Pappano.

Le reazioni del mondo della musica

Quest’ultimo aveva parlato del problema del distanziamento sociale nell’ambito dei concerti il 28 aprile scorso durante l’intervista al programma Agorà, affermando che il governo non doveva sottovalutare la creatività degli orchestrali nel contribuire all’elaborazione di valide strategie per poter tornare a fare concerti in pubblico il più presto possibile. Al momento permane l’ipotesi di ricominciare la stagione con degli organici ridotti, ma non c’è ancora nulla di ufficiale.
Molto interessante è inoltre l’attuale iniziativa di due musicisti professionisti trentenni – Silvia Stella e Achille Dallabona – i quali, esasperati da una situazione così drammatica, hanno pensato di avviare finalmente un valido e serio progetto per vedere riconosciuta davvero la professione del musicista nel nostro paese.
Attraverso la fondazione di un gruppo Facebook intitolato Ordine professionale dei musicisti italiani ed enti e che è arrivato in pochi giorni a più di 14.700 like, i due amministratori hanno pubblicato alcuni importanti sondaggi rivolti al popolo degli iscritti, così da poterne comprendere meglio le esigenze in comune e la natura dei documenti burocratici da realizzare per un obiettivo da sempre (apparentemente) irraggiungibile.

Solo il tempo potrà dirci quanto si rivelerà vincente una simile proposta, ma intanto ci rallegriamo per l’indubbio, audace e giusto coraggio dei suoi artefici.
Nel mentre, la musica continua ad essere un atavico, notevole veicolo di speranza per il prossimo futuro, cercando di trasmettere tutta la positività di chi innanzitutto crede nella propria professione amandola: emblematico, a tal riguardo, il video-collage sottostante realizzato dal Maestro Alfredo Santoloci, docente presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, con la partecipazione degli allievi, gli ex allievi e alcuni colleghi insegnanti.

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