L’esordio letterario di Ayanta Barilli, giornalista che torna in Italia con il romanzo “Un mare viola scuro”

Ayanta Barilli, classe 1969, giornalista nata a Roma e figlia dello scrittore Fernando Sanchez Dragò, è tornata in Italia con il suo romanzo d’esordio intitolato Un mare viola scuro, pubblicato oggi anche nel nostro paese dalla DeA Planeta nella traduzione di Claudia Acher Marinelli e che sarà presentato il 17 giugno alle ore 18.00 presso la Casa delle Letterature di Roma (Piazza dell’Orologio n.3).
Con quest’opera l’autrice ha vinto il Premio Planeta finalista 2019 (lo stesso che, insieme al primo premio, si aggiudicò suo padre), conferito in Spagna a chi si classifica al secondo posto nell’ambito del prestigioso concorso letterario per testi in lingua spagnola, il più cospicuo dopo il Nobel (al vincitore sono assegnati 601.000 €, 150.000 a chi ottiene il secondo riconoscimento dal 1972).
La scrittrice ha trascorso tutta la sua infanzia nella Capitale prima di trasferirsi a Madrid nel 1981, in seguito alla prematura scomparsa della madre: proprio in questi giorni, in occasione della presentazione del libro, è a Roma dopo trent’anni di vita in Spagna. Alloggia nell’antica villetta di famiglia a Monteverde Nuovo, dove viveva prima con la mamma Caterina Barilli, docente di storia e filosofia, poi con la nonna, e in cui adesso abita la zia Carlotta.
Si può ben dire, quindi, che il legame con il paese d’origine sia estremamente significativo per lei ancora oggi.
Nella vita Ayanta, dopo aver lavorato come attrice, è soprattutto una giornalista, avendo presentato e diretto svariati programmi tv e radiofonici di divulgazione culturale nonché lavorato per esRadio, El Mundo ed El Español.

 

Perché leggere l’opera prima della Barilli?

Il romanzo affronta un tema imprescindibile nella vita di ogni essere umano: l’indagine sulle proprie origini e l’identità familiare che ci appartiene, una ricerca spesso non esente da paure e scoperte spiacevoli.
Così la protagonista è la stessa autrice, che racconta la storia vera di un’eccentrica famiglia di artisti e intellettuali nell’ambito di quattro generazioni di donne: la bisnonna Elvira, la nonna Angela, la madre Caterina e poi lei, Ayanta.
Le vicende sono quindi davvero accadute e i nomi richiamano delle identità concrete, ma gli avvenimenti descritti risultano ovviamente romanzati.
La trama ruota intorno alle vite delle quattro protagoniste: tutte loro hanno dovuto combattere contro pregiudizi e costrizioni, tre invece sono state accomunate dall’aver scelto sempre uomini sbagliati e dall’essere state colpite dal cancro al seno, di cui è morta la mamma della scrittrice quando lei aveva solo 9 anni (un evento tanto traumatico da motivarla ulteriormente nella scelta di portare il cognome materno, “Barilli”).
Sulla genesi del libro l’autrice ha dichiarato all’ANSA: “Non mi interessa il presente e neppure il futuro. Mi interessa il passato perché lo puoi raccontare. Sono sempre stata ossessionata dalla memoria, dal fermare le cose e sottrarle dall’oblio. Nel passato di tutti noi c’è un mondo intero da scoprire e tenere presente per vivere più sereni”.
Quando le è stato chiesto perché abbia scelto di trattare approfonditamente una storia così personale e intima, ha dichiarato: “Ho usato tutto quello che per me era emotivamente scomodo, ma non volevo che nessuno della famiglia si risentisse”, e ancora, “Questo è un genere che va molto al momento e a me interessa perché c’è verità e profondità. Non scrivo per le donne, scrivo per tutti”.
Una precisazione importante, che sfata il mito dell’esclusività delle storie al femminile di solito ritenute adatte a un pubblico di sole donne.

 

Sopra: la copertina del romanzo.

 

Giulia Dettori Monna

 

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