Marinetti e il Futurismo fra progresso politico e scienza

Marinetti e il Futurismo fra progresso politico e scienza

Tommaso Marinetti fu uno degli artisti più influenti che poi diedero sbocco all'arte fascista, fra progresso, scienza e tecnica, il Futurismo rappresentò un movimento culturale unico nel suo genere tanto da abbracciare anche la filosofia neo-hegeliana

“Compagni! Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell’umanità mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro…”

-Dal Manifesto del Futurismo(1909)

 

Quando Filippo Tommaso Marinetti fu ripescato da un fosso a Milano nel 1908, l’Italia politicamente era dominata dallo Stato Liberale, ancorata ad un passato che si estendeva lento e “vorace” nella realtà e nella società. L’intellettuale Marinetti allora comprese alcuni temi che dovevano essere estesi alla realtà, per poter fare in modo che potessero essere rotti i legami con quel passato così invadente e oppositore al “nuovo rivoluzionario”.

La guerra, vista come unica oggettivazione purificatrice del reale, il patriottismo e il militarismo come temi socio-politici, l’esaltazione delle velocità e della sommossa come temi artistici, questi erano i principi della nuova corrente intellettuale che doveva rapidamente radicalizzarsi nel mondo.

Il Manifesto, fu inviato dallo stesso Marinetti ad una rivista francese “Le Figaro” che lo pubblicò l’anno successivo, nel 1909, da quel momento in poi, accolto e criticato in tutta Europa. Nel 1910 aderirono i pittori Balla e Boccioni, i quali firmarono il Manifesto dei Pittori Futuristi, introducendo nella realtà “pittorica” nuovi elementi tradotti nell’abbandono dell’ideologia liberale e l’esaltazione della tecnologia e delle nuove forme di comunicazione. La guerra in Libia (1911) fu il primo evento dove i Futuristi cominciarono a mostrare il loro approccio “più pratico” alla politica, erano nazionalisti ed esaltavano il militarismo come principio di disciplina e “velocità impetuosa” la quale mutava continuamente il reale nella società.

Alla morte di Boccioni (1916), il “Primo Futurismo” sul piano pittorico si evolse nel cubismo e nel costruttivismo, politicamente invece vi erano i Futuristi di Estrema Destra che abbracciarono radicalmente il Fascismo. Curioso, invece il futurismo di estrema sinistra, era collocato politicamente nel bolscevismo e nell’anarchismo, sul piano filosofico invece stranamente “abbracciarono” la metafisica, nonostante fu questa la branca della filosofia predominante nell’idealismo fascista del filosofo Giovanni Gentile, esponente della corrente Neo-Hegeliana.

Categorie
TAGS
Condividi

Commenti

WordPress (0)