Open Arms: oggi Salvini alla prima udienza del processo. Deporrà anche Richard Gere. La difesa: “Accuse già smontate dal Gup”

Questa mattina intorno alle 9 matteo Salvini si è recato nell’aula B2 del Carcere Pagliarelli di Palermo per la prima udienza del processo Open Arms che lo vede imputato. Il tribunale ha ammesso tutti i testimoni citati dalle rispettive parti, tra i quali anche Giuseppe Conte. Il leader della Lega “Quanto costerà questo processo all’Italia?”.

Il processo è una delle tappe di una storia iniziata ad agosto del 2019, quando una nave della Ong spagnola Open Arms, con a bordo 164 migranti, chiese di poter attraccare in un porto italiano. In seguito al rifiuto del Viminale, guidato dall’allora Ministro degli interni Matteo Salvini la nave rimase 19 giorni al largo delle coste di Lampedusa, prima che il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ne decretasse l’attracco.
In seguito, Patronaggio aprì un fascicolo con le ipotesi di omissione di atti d’ufficio e reato di rifiuto, e dopo alcune udienze preliminari nell’aula bunker dell’Ucciardone Salvini venne infine rinviato a giudizio.

Ricordando quei giorni, il giudice affermò che la Open Arms “Rimaneva per giorni tra le acque libiche e quelle maltesi, soccorrendo in tre diverse occasioni circa 130 persone, trasportandole, come detto, a Lampedusa, e dopo aver rifiutato lo sbarco di 39 migranti nell’isola di Malta, e dopo aver rifiutato due diversi Places of safety indicati dal governo spagnolo, prima in Algeciras e poi nelle isole Baleari. In particolare, poi, i naufraghi sbarcarono, come detto, a seguito dell’emissione in via di urgenza del decreto di sequestro preventivo adottato dal procuratore della Repubblica di Agrigento“.

Nel caso della Open Arms, si è pervenuti alla conclusione di ritenere Stato di primo contatto quello italiano, perché era stato richiesto a Imrcc (Italian maritime rescue coordination centre, ndr) di Roma la concessione del più volte menzionato Place of safety, ed anche perché la nave aveva già raggiunto le acque territoriali italiane. In conseguenza di tale principio, perciò, i comandanti delle singole unità navali delle Ong potranno scegliere i porti dove andare, che inevitabilmente allo stato attuale sembrano essere solo quelli siciliani” continua la sentenza “Il caso ha suscitato diverse polemiche e prese di posizione, anche perché, come si rileva dalla stessa relazione del Tribunale dei Ministri, è emerso nel corso del processo il sospetto che alla base del rifiuto del comandante della nave di non accettare i porti spagnoli che gli erano stati assegnati e, quindi, di condurre la sua unità verso quelle destinazioni, vi fosse il timore di subire pesanti sanzioni del proprio Stato di bandiera, in relazione alla contravvenzione inerente la violazione delle norme di sicurezza sull’utilizzo della nave, che trasportava oltre 100 persone, pur essendo in realtà omologata soltanto per 19“.

La lista del materiale chiesto dai Pm per il processo di oggi è lunga: il decreto ministeriale che sancì il divieto di ingresso della Open Arms, gli atti della Procura dei Minori sulla presenza dei minorenni a bordo, le relazioni mediche e psicologiche sulle condizioni delle persone che si trovavano sulla nave, le comunicazioni tra le autorità coinvolte a partire dalla prima richiesta di porto sicuro avanzata dalla nave fino all’effettivo sbarco a Lampedusa, la decisione del Tar che annullava il divieto di sbarco deciso dal Viminale, la sentenza in cui il Gup di Siracusa ha assolto il comandante della Open Arms in un diverso processo, i verbali della Polizia Scientifica sulle condizioni dei migranti, la corrispondenza che all’epoca si scambiarono Conte e Salvini e la decisione a carico dell’Italia del Comitato Onu in un caso simile di omissione di soccorso.

L’accusa

Per l’accusa, rappresentata dal procuratore capo Francesco Lo Voi, dall’aggiunta Marzia Sabella e dai sostituti Geri Ferrara e Giorgia Righi, l’iniziativa di bloccare la nave configura il reato di sequestro di persona e il rifiuto di atti d’ufficio. Per sostenerla e verificarla, i Pm chiedono 59 documenti, tra cui le e-mail della nave che chiedeva il Pos (Place of safety) e le relative risposte negative del Viminale, i certificati medici dei migranti e le lettere con cui Conte chiedeva a Salvini a fare sbarcare almeno i minorenni. Tra i testimoni, oltre a Conte, troviamo anche Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio, oltre a Giovanni Franco, in servizio alla mobile di Agrigento, Giovanni Minardi, dirigente della squadra mobile, Edoardo Anedda, comandante delle sezioni unità navale e operativa della stazione navale della guardia di finanza di Palermo, Nunzio Martello, capo del reparto personale del comando generale delle Capitanerie di Porto, Sergio Liardo, dell’Imrcc e capo del terzo reparto “Piani e Operazioni” del comando generale del corpo delle Capitanerie di Porto, e Leandro Tringali, comandante dell’ufficio circondariale marittimo di Lampedusa.

La difesa

Secondo la difesa di Salvini, l’Italia all’epoca non aveva le competenze per assegnare porto sicuro alla Open Arms, e ora intende acquisire la direttiva del 2019, che stabilisce i provvedimenti da adottare nei confronti delle Ong che ignorano le istruzioni di uno Stato, e le varie indicazioni di governo, che ribadiscono la politica italiana in materia di sbarchi e la necessità di arrivare a un accordo in sede europea sulla distribuzione dei migranti ben prima dell’assegnazione di un qualsiasi Pos o dell’autorizzazione allo sbarco.

Da parte sua Giulia Bongiorno, legale di Salvini, ha chiesto le note del Ministero degli esteri, in cui si ribadisce che il primo porto sicuro doveva essere la Spagna, e l’acquisizione di due decreti di archiviazione di casi analoghi, che escludono la competenza italiana nell’assegnazione del Pos. La Procura ha accettato le richieste del legale, ad eccezione dell’acquisizione di alcuni comunicati stampa e articoli di giornale.

Richard Gere

Tra i vari testimoni figura anche Richard Gere. All’epoca dei fatti, l’attore salì infatti a bordo della nave per portare dei viveri ai migranti (e anche, sottolinearono in molti, per scattarsi vari selfie). La richiesta ad ammettere la deposizione di Gere venne poi formalizzata dal legale di parte civile della Open Arms. Da parte sua la Procura di Palermo ha poi respinto la richiesta a deporre.

Il teste deve essere sentito in quanto possa fornire un contributo utile e magari non sovrabbondante. Al di là degli aspetti di spettacolarizzazione della presenza di un famoso attore internazionale che potrebbe avere, sinceramente non credo interessi alla procura” afferma Francesco Lo Voi “Devo dire che ci sono da parte del nostro ufficio ben altri e ben più qualificati testi che possano essere in grado di riferire sulle condizioni complessive dell’imbarcazione sullo stato dei naufraghi. Al di là degli aspetti solidaristici che apprezziamo, non ci pare sinceramente che la testimonianza di Richard Gere possa apportare un contributo decisivo per questo procedimento”.

Non ci interessano il clamore e la spettacolarizzazione in quest’aula” conclude il capo dell’ufficio inquirente di Palermo “Per questo ci opponiamo alla citazione dell’attore Richard Gere, ben altri testimoni possono parlarci della situazione a bordo della nave“.

Le dichiarazioni di Salvini e Camps

Siamo qui per ottenere un segnale di giustizia. Questo è il significato della nostra presenza” afferma Oscar Camps, fondatore e direttore della Ong Open Arms “Siamo qui per difendere il diritto di salvare le persone. Salvare persone non è un delitto, ma è un obbligo non solo dei capitani, ma per gli Stati tutti. Agevolare l’individuazione di un porto sicuro, indipendentemente dalla situazione amministrativa di un Stato e dagli accordi di uno Stato, non ha nulla a che vedere con la situazione politica, è un atto umanitario“.

In relazione al processo, Matteo Salvini in un post su Twitter ne sottolinea l’inutilità e il dispendio di denaro: “Qui Aula di Giustizia del carcere di Palermo. Il processo voluto dalla sinistra e dai tifosi dell’immigrazione clandestina comincia. Quanto costerà ai cittadini italiani?”.

Ditemi voi quanto è serio un processo dove verrà da Hollywood, a testimoniare sulla mia cattiveria, Richard Gere. Spero che duri il meno possibile perché ci sono cose più importanti di cui occuparsi. Mi dispiace solo per due cose, per il tempo che tolgo ai miei figli e per i soldi che gli italiani spendono per questo processo politico organizzato dalla sinistra” ha poi dichiarato il leader della Lega all’uscita dall’aula bunker del Pagliarelli.

In quei momenti, mentre all’esterno dell’aula era in corso una manifestazione di Our Voice contro Salvini, l’ufficio stampa del leader della Lega, citando il caso Gregoretti (simile a quello della Open Arms, ma in quel caso il giudice stabilì infine un “Non luogo a procedere, il fatto non sussiste”) diffonde la nota “Il Gup di Catania ha già smontato le accuse all’ex ministro dell’Interno Salvini. Lo si legge chiaramente alle pagine 77, 78 e 79 della sentenza di non luogo a procedere pronunciata dal gup Nunzio Sarpietro per il caso Gregoretti“.

 

 

 

 

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