Referendum cannabis: come funziona e cosa potrebbe cambiare

In poco più di una settimana la raccolta di firme per depenalizzare alcuni aspetti legati alla coltivazione e al consumo di cannabis ha raggiunto le 500mila adesioni previste dalla legge per indire un referendum. Vediamo come funziona e cosa prevede.

Il referendum, la cui raccolta delle firme è la prima a essersi svolta interamente online, è stato promosso da varie associazioni, tra cui, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Luca Coscioni, Antigone e dai partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani, che ora per sicurezza vorrebbero raggiungere un ulteriore 15% di firme entro fine settembre.

Un risultato straordinario ma non sorprendente. Da tempo occorreva un intervento sul tema della cannabis e con la firma digitale in pochi giorni il tema è esploso” dichiarano gli organizzatori “La velocità della mobilitazione conferma la voglia di cambiamento sulla cannabis ma anche di partecipazione alle decisioni su questioni che toccano personalmente. Adesso però occorre raccogliere un ulteriore 15% in più di firme per essere certi di poter consegnare il referendum in Cassazione il 30 settembre”.

Ora il percorso è quello stabilito dalla legge: il quesito e le relative firme devono essere validati dalla Cassazione e dalla Corte costituzionale, e in caso di risposta positiva verrà organizzato il referendum, più o meno a primavera del prossimo anno. C’è chi teme un’eccessiva indulgenza in caso di vincita del referendum sulla cannabis, ma in verità i quesiti toccano solo alcuni aspetti marginali della legge, e non si tratta di un “Tana libera tutti”.

Come funziona il referendum

Il referendum interviene solo su alcuni aspetti legati alla coltivazione e al consumo personale di cannabis, in particolare gli articoli 73, 74 e 75 del Testo unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope (d.P.R. 309/1990).

Sul sito, lo stesso in cui è possibile firmare online tramite Spid, si legge “Il referendum elimina il reato di coltivazione, rimuove le pene detentive per qualsiasi condotta legata alla cannabis e cancella la sanzione amministrativa del ritiro della patente“.

Più in dettaglio, il referendum coinvolge tre dettagli:

1-Abolisce il reato di coltivazione di cannabis per uso personale, semplicemente eliminando la parola “coltivazione” dalle condotte vietate e limitando a quattro piantine.

2-Cancella le relative pene detentive legate alla coltivazione per uso personale, che al momento consistono nella reclusione da due a sei anni.

3-Cancella il ritiro, la sospensione e il divieto di ottenere una patente di guida per chi coltiva cannabis. Ma rimangono attive le pene per chi si mette alla guida sotto l’effetto della sostanza.

Su questo ultimo punto va chiarita una cosa. Anche se verrebbe cancellata la possibilità di sospendere la patente a chi “Detiene sostanze stupefacenti o psicotrope o ne fa uso personale”, altre sanzioni come la sospensione del porto d’armi o del passaporto rimarrebbero comunque applicabili per due motivi importanti:

1-La sospensione della patente in genere “…è quella che maggiormente incide sulle abitudini delle persone, comportando serie complicazioni anche per le attività quotidiane, come ad esempio recarsi a lavoro”.

2-Per essere dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale il referendum non deve non deve intervenire sulle norme dell’utilizzo del passaporto, violando obblighi internazionali, ad esempio, di paesi europei in cui la detenzione o l’utilizzo della cannabis è sottoposta a sanzioni.

I tre quesiti sono formulati in modo unitario, ovvero le tre domande sono in blocco e non possono essere votate separatamente. A meno che la Corte costituzionale non dichiari ammissibili solo uno o due di tali quesiti.

Cosa succederà

Il referendum sulla cannabis, se dovesse passare, inciderà su due lati.

Quello amministrativo, eliminando la sanzione del ritiro della patente per chi detiene o coltiva cannabis per uso personale (ma, ricordiamo, rimane reato se ci si mette alla guida sotto l’effetto della sostanza).

Quello penale, eliminando la detenzione e le sanzioni collegate alla coltivazione della cannabis, con un limite di quattro piantine e senza rivendere il prodotto a terze persone. Rimarrà comunque il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di cannabis.

Da parte dell’associazione Luca Coscioni così vengono spiegate le motivazioni del referendum: “Quello della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese. Un tema che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la ricerca scientifica, le libertà individuali e, soprattutto, la lotta alle mafie. Sono 6 milioni i consumatori di cannabis in Italia, tra questi anche moltissimi pazienti spesso lasciati soli dallo Stato nell’impossibilità di ricevere la terapia, nonostante la regolare prescrizione. Questi italiani hanno oggi due sole scelte: finanziare il mercato criminale nelle piazze di spaccio o coltivare cannabis a casa rischiando fino a 6 anni di carcere. Un dibattito che non può più essere rimandato e deve essere affrontato con ogni strumento democratico”.

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