Riforma della Giustizia: il Consiglio dei ministri approva la fiducia

Oggi pomeriggio il Consiglio dei ministri, oltre a discutere sulle norme del Green pass, ha approvato all’unanimità l’autorizzazione della fiducia sulla riforma della giustizia, per la quale è previsto un referendum lanciato da Radicali e Lega.

A chiedere la fiducia stato Mario Draghi: “L’autorizzazione a richiedere la fiducia è dovuta al fatto di dover porre un punto fermo” ha dichiarato infatti il presidente del Consiglio “Nessuno vuole sacche di impunità, bene processi rapidi e tutti i colpevoli puniti, è bene mettere in chiaro da che parte stiamo“.

Ora la Guardasigilli Marta Cartabia, che ha chiesto l’autorizzazione a porre la questione di fiducia in Parlamento, dovrà affrontare il nodo dei 1600 emendamenti presentati da varie forze politiche, tra le quali in cima c’è il Movimento 5 Stelle che, da solo, ne ha presentati 917 sul riordino del processo penale e in difesa della riforma della prescrizione varata da Alfonso Bonafede.

Che il M5S non sia d’accordo con alcuni contenuti della riforma non è una novità. Dal Consiglio superiore della Magistratura è arrivata infatti una bocciatura con 4 voti a favore e due astensioni della norma sulla improcedibilità contenuta nella riforma della prescrizione approvata dal governo. “Riteniamo negativo l’impatto della norma” ha infatti dichiarato il presidente della Commissione, Fulvio Gigliotti del M5S, poiché comporta “l’impossibilità di chiudere un gran numero di processi“.

La riforma di cui parliamo dovrebbe riscrivere anche i tempi dei procedimenti, introducendo il meccanismo dell’improcedibilità per la durata dei dibattimenti in Appello e in Cassazione e modificando le regole della prescrizione.
In particolare si articola su sei quesiti: Togliere il vincolo delle firme per la candidatura al Csm, inserire la responsabilità civile dei magistrati, garantire l’equa valutazione dei magistrati e coinvolgere anche la componente senza toga, separare le carriere di giudice e Pm, limitare l’utilizzo del carcere preventivo e abrogare la legge Severino.

La riforma approderà in aula alla Camera venerdì prossimo, e la fiducia approvata oggi dal Consiglio dei ministri potrebbe aprire due strade opposte: una di rottura con il M5S, o almeno con una parte, e un’altra di accordo raggiunto in Commissione.

Ma ormai sembra inevitabile che il voto slitti fino ai primi di agosto, nonostante lo stesso Mario Draghi abbia più volte ribadito di voler chiudere questa storia il prima possibile, incrociandosi così con l’inizio del Semestre bianco il 3 agosto, ovvero il periodo in cui non è possibile sciogliere le camere.

Mario Draghi, fonte: Adnkronos

Questi ulteriori rinvii hanno provocato la reazione sia di Enrico Costa (Azione) che di Matteo Salvini (Lega): “La riforma del processo penale era calendarizzata in aula Camera il 28 giugno: rinviata. Poi il 23 luglio: rinviata” ha ricordato infatti Costa “M5S sta tenendo in ostaggio il governo. Il tempo è scaduto. Si vada avanti, senza Conte e i grillini. Ed il Pd smetta di inseguirli“.

Parole molto simili a quelle di Salvini, che ha invitato Draghi “A tirare dritto” poiché “spiace che Pd e M5S stiano rallentando sulla giustizia, come sulla riforma fiscale o della burocrazia. Noi dobbiamo tornare a correre, a vivere. Quindi 900 emendamenti dei 5stelle per bloccare una delle riforme più importanti del governo non sono un buon servizio“.

 

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