Salvini-Trump: l’alleanza che potrebbe nascere a chi giova di più?

Salvini-Trump: l’alleanza che potrebbe nascere a chi giova di più?

Salvini meglio più trumpista oppure putinista? Mentre la Cina avanza lentamente senza blocchi in Europa e nel Belpaese, l'Italia discute ancora per evitare la procedura d'infrazione nell'Ue

Forse ci potrebbe essere una nuova intesa internazionale molto importante che nasce proprio dal viaggio atlantico compiuto la scorsa settimana dal vicepremier Matteo Salvini. E se c’è chi dal rientro dagli Usa vede ora nel politico, un nuovo Salvini più filo-trumpiano e meno putinista, qualcosa di nuovo allora può significare forse per il nostro Paese. La creazione di un asse di ferro con l’amministrazione Trump, suggellata dagli incontri con il segretario di Stato Pompeo e il vicepresidente Pence, la possono dire lunga. Solo per ragioni di protocollo e per impegni legati alla preparazione dell’apertura della campagna elettorale di Trump ad Orlando, per il suo secondo mandato alla Casa Bianca, non è stato possibile per Matteo Salvini incontrare direttamente il Presidente degli Usa. Ma l’accoglienza degli americani è sembrata superiore rispetto a quella ricevuta da Di Maio in visita lì nei mesi scorsi. E anche ciò la può dire lunga e fare la differenza.

Il leader della Lega torna promosso dagli Usa, con in mano un attestato riconosciuto di affidabilità internazionale, nonostante le perplessità che si potevano nutrire per via del rapporto crescente della Lega proprio con la Russia. Ci saranno dei cambiamenti ora nelle scelte del governo italiano, a seguito di questa promozione? Per Salvini la costruzione di questa nuova asse Roma-Washington potrebbe costituire un ulteriore passaggio verso l’ambita conquista di Palazzo Chigi, e per mantenere la promessa fatta in campagna elettorale di abbassare le tasse, puntando tutto sulla flat tax, la vicinanza del Presidente americano gli torna ora davvero utile. Probabilmente Washington ha individuato nel vicepremier, Matteo Salvini, un interlocutore più certo e stabile nel governo giallo-blu, un referente più affidabile rispetto al M5S, che sembra seguire un’agenda ben diversa da quella americana: rapporto con la Cina, la tecnologia 5 giga, Venezuela, ecc. Da ultimo non bisogna dimenticare il pensiero di fondo che unisce Salvini e Trump, riguardo ai temi dell’immigrazione e del sovranismo. E si riaccende negli animi italiani il sogno di una copertura atlantica per controbilanciare i conti pubblici italiani nell’Ue. In sostanza si sogna ancora il vecchio e caro Zio d’America.

«L’Italia vuole tornare a essere il primo partner della più grande potenza occidentale – ha affermato il leader della Lega ieri dall’Assemblea della Confartigianto – con Trump siamo d’accordo sul 99% della visione del mondo». Un messaggio chiaro e forte, pronunciato da Salvini, proprio nel giorno in cui il nuovo ambasciatore cinese era però con il premier Giuseppe Conte per la presentazione del rapporto Italia-Cina. Perché non pensare allora come lo fanno in tanti, e non solo nei palazzi della politica a Roma, che tra gli effetti politici del viaggio in America di Salvini, possa esserci la fine del governo del cambiamento? C’è quasi un accostamento storico ma inopportuno e inadeguato, tra questo viaggio di Salvini per incontrare Trump e quello compiuto da Alcide De Gasperi con l’amata figlia Maria Romana. Un viaggio della speranza nella disperazione, il “viaggio del pane e dei dollari” come venne ribattezzato, compiuto dallo statista insieme alla figlia Maria Romana dopo la fine della II guerra mondiale. Altri tempi, altri valori e altri assetti geopolitici. Sono lontani quei tempi. E a chi sostiene che vi sia in corso una nuova guerra fredda tra Usa e Cina, non tiene conto della realtà odierna. Il gioco non è più quello tra buoni e cattivi, tra rossi e neri come ci vorrebbero indurre a pensare. I cervelli degli esseri umani non sono più quelle del tempo del “viaggio del pane e dei dollari”, ma menti ormai compulsive e schiavizzate, affogate nel mare della tecnologia. E i dazi imposti su questo o quel prodotto tecnologico sono da vedere non come armi di una nuova guerra fredda, quanto ad un modo per continuare a fare soldi su soldi. Un poco come la storia che fu dell’oppio venduto dai coloni britannici ad Hong Kong.

Con il viaggio americano Salvini indubbiamente ha ottenuto nell’immediatezza una vittoria politico mediatica rilevante, certamente in Italia e dubbia invece in Ue, ma il pericolo dietro l’angolo potrebbe essere quello per il leader leghista di essere strumentalizzato in chiave antieuropeista, finendo di diventare pedina inconsapevole di una partita giocata da altri. Al di là della vittoria mediatica di Salvini, il nostro Paese cosa potrebbe ottenere di positivo dal viaggio americano del nostro Matteo, oltre a nuove e immediate elezioni politiche? Una copertura economica d’oltre Oceano è impensabile ai giorni nostri. E l’Italia duole nel dirlo, senza l’Ue non è nessuno. La speranza è riposta nella negoziazione dei debiti economici italiani con l’Ue e la potente Bce, nella sana gestione dei progetti per il rilancio industriale e strategico che il nostro Paese è tempo che compia grazie ad una nuova classe politica che sta emergendo oggi. E in Italia si guarda a destra.

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