Trump e la questione razziale negli Stati Uniti

La propaganda elettorale contro il presidente americano calpesta il ricordo di Floyd

Non si placa negli USA la guerriglia e l'ondata di rabbia per l'omicidio di George Floyd

Non si placano le proteste negli Stati Uniti da parte della comunità afroamericana in seguito alla morte di George Floyd. Nonostante il presidente americano Donald Trump abbia sin da subito condannato l’accaduto e promesso giustizia alla famiglia di Floyd, tanto che il procuratore generale del Minnesota ha già formalizzato l’accusa di omicidio volontario non premeditato nei confronti dell’agente di polizia Derek Chauvin, la questione razziale non sembra poter trovare risposta nelle aule di un tribunale. A far esplodere la rabbia dei neri d’America è stato, in realtà, un cumulo di fattori: la crudeltà del filmato dell’uccisione di Floyd e l’insensata futilità della sua morte; le paure e le tensioni della situazione sanitaria alla luce del fatto che gli Stati Uniti sono il Paese con più casi e più vittime al mondo da Covid-19 e la comunità afroamericana è la più colpita; la crisi economica e la perdita di milioni di posti di lavoro a seguito del prolungato lockdown per fronteggiare l’emergenza. I sondaggi delle ultime settimane attestano che la combinazione tra pandemia, recessione e tensioni razziali danneggia pesantemente Trump e favorisce il suo rivale democratico Joe Biden in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 3 novembre. Il sospetto è che, strumentalizzando il legittimo sdegno per l’atroce morte di Floyd, una vera e propria campagna di propaganda e disinformazione sia stata orchestrata nei confronti di Trump da parte di chi ha avviato un’operazione finalizzata a screditare il presidente uscente. Gli incendi, i saccheggi nei negozi, gli scontri con la polizia e le sparatorie delle ultime settimane, d’altronde, non hanno nulla a che vedere con la questione razziale ma vanno identificati con un termine ben preciso: vandalismo. La storia, piuttosto, racconta che il razzismo ha rappresentato una ferita aperta nella società americana molto più negli anni della presidenza di Barack Obama che durante l’amministrazione Trump. Con Obama alla Casa Bianca, il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti, la comunità afroamericana non era certo meglio rappresentata e tutelata. Da Treyvon Martin a Michael Brown, da Alton Sterling a Philando Castile sono tante le barbare uccisioni che hanno coinvolto i neri d’America.

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