Vent’anni dall’11 settembre: i documenti promessi da Biden e quel coinvolgimento dell’Arabia Saudita

Già da alcuni giorni Biden ha ordinato di desecretare i documenti ancora inediti sull’attentato alle Torri Gemelle, in particolare quelli che proverebbero un coinvolgimento da parte dell’Arabia Saudita. Ma c’è chi teme molto di più il terrorismo interno.

La mattina dell’11 settembre 2001, dopo i rispettivi decolli dagli aeroporti di Washington, Boston e Newark, 19 attentatori dirottarono gli aerei colpendo vari obiettivi nel giro di poche ore: prima la torre nord del World Trade Center, poi la torre sud pochi minuti dopo, e il Pentagono. Un quarto aereo cadde in Pennsylvania, a Shanksville, probabilmente diretto verso la Casa Bianca o Capitol Hill. Gli attentati causarono il ferimento di seimila persone e la morte di quasi tremila. Nel giro di poco tempo furono collegati ad al-Qaeda e si scoprì che le menti erano Osama Bin Laden, Khalid Sheick Mohammed e Mohammed Atef.

Venne considerato, a ragione, uno degli attacchi terroristici più gravi della storia moderna. La reazione degli USA, tra le altre, fu la guerra in Afghanistan, il cui disastroso epilogo abbiamo visto in queste ultime settimane. Tra l’altro il nuovo “governo” stabilito ora a Kabul comprende dei leader ex detenuti a Guantanamo e operativi in cellule nemiche storiche degli USA, ad esempio la rete Haqqani.

Nei giorni successivi all’11 settembre, abbiamo visto gesti di eroismo ovunque, dove erano attesi e dove non lo erano. Abbiamo anche visto una cosa moto rara: un vero sentimento di unità nazionale. Per me, questa è la lezione centrale dell’11 settembre. È che nei nostri momenti più vulnerabili, nelle spinte contrastanti di tutto ciò che ci rende umani, nella battaglia per l’anima dell’America, l’unità è la nostra più grande forza” ha ricordato l’attuale presidente USA Joe Biden in un video messaggio.

Unità non significa che dobbiamo credere nelle stesse cose, ma dobbiamo avere un fondamentale rispetto ed una fiducia nell’altro e in questa nazione. La generazione dell’11 settembre si fa avanti per servire e proteggere dal terrore, per mostrare a chiunque cerchi di nuocere all’America che vi daremo la caccia e ve la faremo pagare. Questo non finirà mai”.

In seguito all’11 settembre, ha poi confermato Biden “Sono anche emerse le più oscure forze della natura umana. La paura e la rabbia, il risentimento e la violenza diretti contro i musulmani americani, sinceri e fedeli seguaci di una religione pacifica”.

Ma c’è chi anche teme l’evoluzione di un terrorismo più domestico, per così dire, come Michael Kugelman, vicedirettore del programma Asia presso il Woodrow Wilson Center: “Vent’anni dopo l’11 settembre, dopo una guerra lunga vent’anni, la minaccia del terrorismo islamico resta alta, ma il terrorismo domestico fa più paura. Oggi, le più grandi minacce terroristiche agli Stati Uniti hanno origine in patria, con i militanti di destra e il tipo di persone che hanno preso d’assalto Capitol Hill. Ciò non significa sottovalutare il terrorismo islamista internazionale, ma rendersi conto che la minaccia del terrorismo domestico all’interno degli USA è molto, molto reale”.

Poi, confermando quanto abbiamo detto poco sopra parlando di un nuovo governo a Kabul composto da nemici degli USA, Kugelman aggiunge “I talebani hanno riempito il loro gabinetto dei più grandi nemici di Washington, quelli che preoccupavano di più gli Stati Uniti. Non stiamo parlando solo di uno o due, stiamo parlando di quasi una dozzina. È chiaramente inteso come un atto di sfida verso gli Stati Uniti”.

Quella storia sull’Arabia Saudita

In questi ultimi vent’anni, tra fake news, teorie di complotto, testimoni più o meno attendibili, migliaia di libri scritti, promesse politiche non mantenute e anche un poco di retorica, uno dei punti non ancora chiariti è l’eventuale coinvolgimento dell’Arabia Saudita, una teoria che ha portato a una lunga serie di cause intentate dalle famiglie delle vittime.

L’accusa principale è che l’Arabia avrebbero finanziato delle simulazioni di dirottamenti aerei, che sarebbero poi state utilizzate per gli attentati, insieme all’addestramento di due cittadini sauditi già due anni prima del settembre 2001. I due, Mohammed Al-Qudhaeein e Hamdan Al-Shalawi, giunti a Washington partendo da Phoenix, tra le altre cose avrebbero anche tentato di forzare la porta della cabina di pilotaggio di un aereo al solo scopo di testarne il livello di sicurezza. Successive indagini dell’FBI ipotizzarono che i due si erano addestrati anche in un campo di al-Qaeda in Afghanistan.

Khalid al-Mihdhar (a destra) e Nawaf al-Hazmi (a destra)

Altro dettaglio: due dei dirottatori, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, l’anno prima dell’attentato vennero assistiti da un certo Omar al-Bayoumi, un cittadino saudita già da tempo tenuto sotto osservazione dall’FBI a causa dei suoi legami con il Governo. Un ex agente, Stephen Moore, sei anni dopo l’attentato affermò che al-Qaeda non sarebbe mai riuscita a inserire Hazmi e Mihdhar negli USA “Senza una struttura di supporto in atto. Il personale diplomatico e di intelligence dell’Arabia Saudita aveva consapevolmente dato supporto a due dei dirottatori”.

C’erano però due problemi da risolvere, prima di accusare l’Arabia Saudita. Il primo era l’impossibilità di accusare uno stato sovrano, poi cancellata dalla Justice Against Sponsors of Terorrism Act del 28 settembre 2016 permettendo così ai civili di citare in giudizio altri Stati per i danni del terrorismo internazionale.
Il secondo problema era la classificazione di segretezza assoluta, per cause di sicurezza nazionale mai chiarite, dei documenti riguardanti l’11 settembre. Documenti di cui Biden ha finalmente ordinato ufficialmente la desecretazione pochi giorni fa. D’altra parte era una delle sue promesse della sua campagna elettorale: “Quando mi sono candidato alla presidenza, mi sono impegnato a garantire la trasparenza riguardo alla declassificazione dei documenti sugli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001”.

Ora l’FBI sbloccherà quei documenti nell’arco di sei mesi, e tra i primi file rilasciati dovrebbe esserci proprio quello sull’eventuale coinvolgimento dell’Arabia Saudita, in particolare i dettagli, o almeno un riassunto, dell’Operazione Encore, che cercava proprio di far luce sul ruolo dei sauditi.
Da parte sua l’Arabia Saudita ha sempre negato ogni accusa, e ha respinto 25 cause legali.

 

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