
Caso Colombia: indagine della Procura di Napoli sulla vendita di armi. Si pensa a un coinvolgimento di Massimo D’Alema
Iniziano gli accertamenti sugli intermediari per la vendita di armi alla Colombia. Da alcune telefonate si pensa anche a un coinvolgimento di Massimo D’Alema, che si difende “Non avrei guadagnato un euro, anche se fosse andata bene”.

La procura di Napoli ha aperto un fascicolo per l’indagine sulla vendita di aerei militari, navi e sommergibili per 4 miliardi di euro alla Colombia. Le ipotesi sono sostituzione di persona, truffa e falso. Per gli inquirenti in questa storia avrebbe avuto un ruolo anche Massimo D’Alema.
L’indagine sulla vendita dei mezzi militari, prodotti da Leonardo e Fincantieri (entrambe partecipate del Governo italiano), è partita da una denuncia dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo (Apm) contro Emanuele Caruso e altre persone, ancora da identificare, che avrebbero cercato di mediare nella vendita dei mezzi militari tra l’Italia e il governo di Bogotà, utilizzando documenti falsi.
Tra l’altro, ricordiamo, l’amministratore delegato dell’azienda Leonardo (ex Finmeccanica) è un certo Alessandro Profumo, banchiere ed ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, che partecipò alla famosa cena da 1000 euro a testa nel 2015 per finanziare Italianieuropei, la fondazione di Massimo D’Alema.
Ora le ipotesi al vaglio degli inquirenti sono falso, truffa e sostituzione di persona. Quest’ultima ipotesi di reato si basa sulla contraffazione della firma dell’ambasciatore Sergio Piazzi, segretario generale dell’Apm, e per un’intestazione su un documento dove compaiono il simbolo e il nome del presidente risalenti a più di dieci anni fa (D’Alema fu presidente del consiglio dal 1998 al 2000).
Tra gli intermediari della vendita, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stato anche D’Alema, che a febbraio scorso, durante una conversazione telefonica con un contatto di Bogotà, ha manifestato una certa fretta per la conclusione della vendita: “Se vogliamo essere sicuri del risultato, bisogna concludere prima di queste date”. Le date temute dall’ex presidente sono due: un cambio dei vertici di Fincantieri e Leonardo, che potrebbero mandare a monte l’affare, e soprattutto le elezioni presidenziali colombiane, previste per maggio prossimo. In quell’occasione l’ambasciatrice colombiana a Roma chiamò Giorgio Mulè, Sottosegretario alla Difesa, dicendo di avere ricevuto una chiamata di D’Alema che si offriva come mediatore per la fornitura della Leonardo. Mulè chiese subito spiegazioni sul coinvolgimento di D’Alema: “È una domanda a cui non riesco a trovare una risposta sensata. Ho chiesto a Leonardo di fornirmene una, ed è da due settimane che aspetto invano” l’azienda poi negò tutto.
Da parte sua D’Alema, che dal 2013 non è più parlamentare e svolge attività di consulente, nega di aver svolto una qualsiasi mediazione e dichiara di non avere “Alcun rapporto di lavoro né con Fincantieri né con Leonardo e non trattavo per conto di nessuno“. Ma circolano molte registrazioni audio di sue telefonate, ora a disposizione della Procura, che proverebbero il contrario. In una in particolare, diffusa dal programma Quarta Repubblica, si sente l’ex Premier parlare con Edgar Fierro, ex paramilitare colombiano, e affermare: “Noi stiamo lavorando perché? Perché siamo stupidi? No, perché siamo convinti che alla fine riceveremo tutti noi 80 milioni di euro. In questo caso è un contratto commerciale al 2% dell’ammontare del business. È una decisione straordinaria, non è stata facile da conseguire […] Il valore di questo contratto è più di 80 milioni. Quindi anche per questo, diciamo, ci vuole un po’ di tempo“.
Ora D’Alema si difende affermando che di quegli 80 milioni lui non avrebbe visto un centesimo, anche se l’affare si fosse concluso. Il suo ruolo è quello di consulente strategico: “Non sono uno che va a fare mediazione di vendita“, dichiara. Il compito si limiterebbe quindi a “Sostenere anche le imprese italiane all’estero“.
Va detto che in questa storia l’ex Premier non ha mai svolto ruoli ufficiali, e al momento in cui scriviamo non ci sono ancora risvolti penali. La legge 185 del 9 luglio 1990 proibisce però la figura di mediatori nella compravendita di armi tra Governi. Quindi nessun individuo o azienda al di fuori degli apparati di Governo può fare da tramite, e ancora meno può riceverne un riscontro economico. Quindi ora la Procura di Napoli vuole approfondire le indagini, e soprattutto ricostruire un eventuale coinvolgimento di D’Alema e le sue telefonate con Edgar Fierro.
