Green Pass, vaccini, Costituzione e quelle zone di grigio tra libertà individuale e tutela della salute pubblica

Giovedì scorso, durante un Consiglio dei ministri, il Governo ha varato un decreto legge per il contenimento dell’emergenza Covid-19, il cosiddetto Green Pass. Obbligatorio dal 6 agosto per una serie luoghi e attività, verrà rilasciato solo a determinate categorie di cittadini.

Il procedimento si è scontrato subito con l’opinione pubblica: a un estremo quelli che lo vedono come una soluzione estrema ma legittima per contenere la nuova variante Delta, dall’altro coloro che lo considerano una forma di dittatura, lesiva delle libertà individuali e persino della Costituzione.

In mezzo, come sempre, ci sono molte zone di grigio che è necessario capire, dal momento che in casi come questo è molto difficile trovare un equilibrio tra la tutela della salute pubblica e la libertà individuale.

Precisiamo subito: il Green Pass non è, come riportato erroneamente da alcune fonti nei giorni scorsi, un Dpcm, ma un decreto legge, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ed entrato in vigore da ieri, venerdì 23 luglio.

Il primo, il “Decreto del Presidente del consiglio dei ministri”, è infatti un atto previsto dalla legge ed emanato dal presidente del Consiglio dei ministri, che non ha bisogno di essere convertito in legge dal Parlamento.

Il secondo è invece un provvedimento di collegio discusso dall’intero Consiglio dei ministri, utilizzato in casi di urgente necessità, come epidemie e catastrofi naturali. Entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale, e da lì il Parlamento ha 60 giorni di tempo per convertirlo in legge.

Una possibilità, questa, prevista dall’articolo 77 della nostra Costituzione: “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e di  urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni”.

Su quel “Sotto la sua responsabilità” ci torneremo più avanti.

Intanto, nonostante le gravi dichiarazioni di Mario Draghi, che poco tempo fa affermava che “…l’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente se non ti vaccini ti ammali e muori, oppure fai morire, non ti vaccini contagi lui lei muore, questo è” l’aumento delle prenotazioni per vaccinarsi sono aumentate del 15% fino al 200% (in base alle regioni) subito dopo l’entrata in vigore del Green Pass.

Cosa è il Green Pass

La Certificazione verde è attualmente richiesta in Italia per accedere a residenze sanitarie di assistenza, spostarsi tra zone rosse e arancioni, partecipare a cerimonie e feste. Dal prossimo 6 agosto sarà necessario anche per accedere a spettacoli, eventi vari, competizioni sportive, piscine, palestre, fiere, sagre, convegni, ristorazioni in locali chiusi, concorsi pubblici, parchi tematici, sale da gioco e casinò.

Si tratta di un documento, cartaceo o digitale, la cui validità varia in base alla tipologia del cittadino:

1-In caso di tampone negativo, vale 48 ore a partire dall’esecuzione del test
2-Nel caso di una prima dose di vaccino, vale fino alla somministrazione della seconda
3-A partire dalla seconda dose di vaccino (il cosiddetto richiamo), vale nove mesi

Non è un procedimento nuovo, visto che in Europa ci hanno già pensato vari paesi tra cui la Francia (cosa che nei giorni passati ha provocato molte manifestazioni a Parigi) e l’Italia, dal momento che un Green Pass è previsto in Campania già da qualche mese. Ciò di cui si discute molto in questi giorni, come accennavamo poco sopra, è invece l’equilibrio tra la necessità di tutelare la salute pubblica e quella, altrettanto importante, di non violare la libertà personale.
Alcuni vi vedono anche un discorso discriminatorio, poiché il Green Pass colpisce alcune categorie come i ristoratori e gli organizzatori di eventi, mentre non ne sfiora altre. Ad esempio, al momento non riguarda l’utilizzo dei mezzi pubblici, che in alcune città come Roma sono tra i luoghi più affollati.

Cosa dice la Costituzione

Ora, l’articolo 16 della Costituzione italiana, dove si parla della libera circolazione dei cittadini sul territorio italiano, recita: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o sicurezza“.

D’altra parte l’articolo 32 dice: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge“. Un po’ come il Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio.

Qui vediamo, in diversi articoli, i due piatti della bilancia: da una parte il sacrosanto diritto alla libertà individuale, dall’altra l’altrettanto importante diritto alla salute pubblica.

Il contrasto tra le due disposizioni è già stato affrontato in passato dalla Corte costituzionale, ad esempio con le sentenze n. 258 del 1994 e n. 5 del 2018, ben prima dell’emergenza Covid. Vediamole:

La legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione, se il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri; se si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili e se, nell’ipotesi di danno ulteriore, sia prevista comunque la corresponsione di una equa indennità in favore del danneggiato, e ciò a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria” indica poi come necessaria “Una maggiore precisione possibile delle complicanze potenzialmente derivabili dalla vaccinazione”.

E qui torniamo a quel “Sotto la sua responsabilità” cui accennavamo prima.

In parole povere la Corte ha stabilito che sul campo, per così dire, vengano messi due paletti fondamentali: il risarcimento nel caso in cui la coercizione sanitaria si riveli dannosa per il cittadino, e la conoscenza approfondita di eventuali effetti collaterali del trattamento sanitario. E al momento non disponiamo né dell’uno né dell’altro, al punto che quell’equilibrio tra libertà e tutela della salute pubblica sembra ancora lontano: la sentenza n. 419/2021 del Tribunale di Pisa, ha confermato infatti la piena illegittimità di molti atti compiuti dal Governo italiano e la violazione dei principi Costituzionali. A sottoscriverlo non è stato il classico “laureato della vita”, ma il Giudice Onorario Dr.ssa Lina Manuali, che sottolinea come a causa della epidemia da COVID-19, sono state emanate disposizioni in aperto contrasto con alcune libertà garantite dalla nostra Carta Costituzionale.

Le fasi del vaccino e la farmacovigilanza

I vaccini contro il Covid attualmente disponibili sono dichiarati abbastanza sicuri, al punto che l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha concesso un’autorizzazione condizionata alla comunicazione degli esiti del completamento della fase 3, previsto per dicembre del 2023. In parole povere, per sapere ufficialmente se i vaccini sono sicuri bisognerà aspettare ancora più di due anni. Siamo ancora in piena sperimentazione, quindi.

Di rendere obbligatorio il vaccino in sé non se ne parla per altri due anni e mezzo, quindi, poiché risultati preliminari ottenuti dalla sperimentazione di questa fase 3 permettono di offrire tali vaccini solo a chi ne voglia fare uso per libera scelta. Mancando dati precisi e incontrovertibili sul bilanciamento tra vantaggi sanitari e rischi per la salute non può quindi essere reso obbligatorio, dal momento che la Corte costituzionale pretende che vi sia questo equilibrio prima di stabilire per legge un obbligo vaccinale. E infatti non è stato reso obbligatorio il vaccino in sé, viene solo discriminato, entro certi limiti, chi non lo ha ancora fatto.

Ma c’è di più: i vaccini attualmente disponibili sono ancora sottoposti agli studi della Fase 4, la cosiddetta farmacovigilanza, durante la quale un nuovo farmaco viene tenuto sotto controllo dopo la commercializzazione per rilevare eventuali effetti collaterali o danni sfuggiti a test clinici precedenti.
Da qui è facile intuire come il Green Pass si trovi proprio al limite di un vero obbligo vaccinale.

In mezzo a questi due estremi, tra libertà individuale e tutela della salute pubblica, ci sono tutte quelle zone di grigio di cui abbiamo parlato finora. In definitiva il Green Pass in sé non è anticostituzionale, ma nemmeno molto costituzionale. Si trova in una sorta di limbo dal quale potrà uscire solo quando verranno chiariti questi due punti fondamentali: il risarcimento ai cittadini che hanno accusato gravi effetti collaterali riconducibili alla vaccinazione, e il riconoscimento approfondito dei rischi della vaccinazione, nei limiti del possibile.

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