Ucraina: approvata la legge per le esercitazioni militari USA e NATO. Ursula von der Leyen chiede che il Cremlino cambi atteggiamento
Martedì scorso la Verchovna Rada, il Parlamento di Kiev, ha approvato una legge che permette a truppe e mezzi militari stranieri di esercitarsi sul territorio ucraino nel corso del prossimo anno.

La legge era già stata proposta in Parlamento dallo stesso presidente Volodymyr Zelens’kyj il 29 novembre. La mossa era necessaria, dal momento che la legislazione di Kiev in teoria proibisce la presenza di truppe e mezzi militari di altri paesi nel proprio territorio. Nel caso si rendano necessarie delle esercitazioni militari straniere deve essere il capo di Stato, in questo caso Zelens’kyj, a varare una legge apposita che permetta l’ingresso degli eserciti. Non è un caso isolato: la legislazione ucraina permette infatti che tale legge venga presentata e concordata dai deputati di Kiev ogni anno. Quella adottata alla fine del 2020 ha poi permesso alla NATO di svolgere in Ucraina quelle esercitazioni militari (Sea Breeze, Three Swords e Rapid Trident) che hanno provocato la preoccupazione di Putin.
Ma a questo giro la legge si inserisce in un panorama geopolitico tra oriente (NATO, USA ed Europa) e occidente (Russia e Cina soprattutto) molto più delicato. Il Cremlino ha bloccato il 70% del traffico marittimo nel mar d’Avoz, in Crimea, una zona che in teoria appartiene all’Ucraina, ma è ormai annessa al Cremlino dopo che l’esercito russo è entrato nella penisola nel 2014. Putin, inoltre, continua a temere un’eccessiva ingerenza dell’occidente in territorio ucraino e l’entrata (non poi così lontana, forse) di Kiev nella NATO. Mentre dall’altra parte Biden e i paesi del G7 minacciano sanzioni ancora più severe nei confronti della Russia, nel caso in cui si ostini imporre la propria presenza in Ucraina. Minacce che hanno coinvolto tra l’altro il blocco del gasdotto Nord Stream 2.

Militari ucraini nel Donbass
Proprio per rafforzare l’idea che l’Ucraina non sia poi un paese così indifeso, la legge presentata da Zelens’kyj prevede almeno una decina di imponenti esercitazioni militari nel corso del 2022, e nello stesso tempo si prevede una forte cooperazione militare con i paesi della NATO. Non è una mossa nuova: Anatoliy Petrenko, viceministro della difesa ucraino, ha dichiarato che già 11.500 soldati di vari paesi, tra cui Romania, Polonia, Gran Bretagna e USA, hanno partecipato insieme a 21mila soldati ucraini ad esercitazioni militari sul territorio. “Condurre esercitazioni multinazionali sul territorio contribuirà a rafforzare le capacità di difesa nazionale e a sostenere gli sforzi politici e diplomatici per mantenere la stabilità nella regione” ha poi confermato Petrenko. I timori di un aggravarsi dell’invasione russa in territorio ucraino non sono infondati, se consideriamo che la Russia ha piazzato circa 92mila suoi soldati al confine con l’Ucraina, nelle zone del Donbass, e l’argomento è stato il tema centrale del G7 tenuto l’11 e 12 dicembre a Liverpool.

Ursula von der Leyen
“Vogliamo avere buone relazioni con la Russia ma questo dipende dal suo comportamento. Ulteriori atti aggressivi contro l’Ucraina avranno costi massicci” ha poi dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen “Siamo pronti, abbiamo tutta una serie di sanzioni economiche che mirano al settore economico e finanziario e la nostra risposta ad un’altra qualunque aggressione potrebbe prevedere un forte aumento delle sanzioni già esistenti in aggiunta a nuove misure, con gravi conseguenze per la Russia”.
Da parte sua la Russia accusa l’occidente di tenere un comportamento aggressivo e ha criticato la presenza, eccessiva secondo il Cremlino, di attività militare NATO, USA e Ucraina nel Mar Nero. Già il mese scorso, l’11 novembre, Putin aveva dichiarato che questa “Attività militare aggressiva” rappresenta “una minaccia alla sicurezza regionale e alla stabilità strategica” della Russia, che lo obbligava da una parte a chiedere maggiori garanzie di sicurezza da parte dell’occidente, e dall’altra a rafforzare la presenza militare russa.

Timori condivisi anche da Sergei Ryabkov, viceministro degli esteri russo, che per il futuro non esclude un confronto militare diretto (eufemismo per definire una vera e propria guerra) con USA e NATO, se l’occidente non fornirà al più presto maggiori garanzie di sicurezza.
In questo scenario, Putin già da tempo sta cercando un sostegno in un’altra super potenza, vicina di casa: la Cina. Nel corso di una delle numerose video conferenze con il presidente cinese Xi Jinping, Putin ha dichiarato che i legami tra Mosca e Pechino sono “Un vero esempio di cooperazione interstatale nel XXI secolo. Sono lieto della possibilità di parlarle (a Xi Jinping, ndr) in diretta, ciò ci permette di discutere profondamente dello sviluppo dei rapporti tra i nostri due Paesi, di una partnership onnicomprensiva e di una interazione strategica“.
